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I test delle intolleranze alimentari “Daphne Lab” sono gli unici riconosciuti da studi di ripetibilità ASL e AIAS (ente di ricerca ministeriale) con una gestione della qualità ISO 9001 Sincert. I dati conclusivi della certificazione parlano di un 94% di attendibilità, per questo vengono definiti test di terza generazione. Con circa 600 alimenti testati, il biotest delle intolleranze alimentari si pone all’avanguardia a livello Europeo.

Per fare Online il Test delle intolleranze alimentari

A: taglia una piccola ciocca dei capelli (circa 1cm di spessore e con lunghezza a partire da 1cm) ed inserisci il campione in una piccola busta di carta o plastica.
B: compila il modulo 62  in tutte le sue parti indicando nelle note la modalità preferita di ricezione del BioMetaTest (posta o email). SCARICA QUI IL MODULO 62
C: Effettua il pagamento QUI
D: spedisci il modulo 62, la busta contenente i capelli e la ricevuta di pagamento all’indirizzo: Erboristeria Fitosofia, Viale Affori 11, 20161 Milano.

Tra circa 15 giorni riceverai gli esiti del tuo test

Cosa sono le intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari, diverse dalle allergie, sono reazioni di ipersensibilità generate dall’assunzione di alimenti variabili da persona a persona. L’ infiammazione che ne deriva è per lo più legata ad un valore-soglia. I sintomi dell’ intolleranza compaiono per lo più quando si esagera con gli alimenti che recano disagio, sia nelle quantità sia nella durata temporale dell’assunzione.

Le sostanze prodotte che causano l’infiammazione non rimangono solo a livello del tratto gastrointestinale. Diffuse attraverso la circolazione del sangue danno luogo a reazioni in altri organi.

Non è facile individuare un intolleranza alimentare, perché non è rilevabile dai comuni test per le allergie (Prick, Rast, Patch Test). Esistono molti tipi di test non convenzionali che aiutano nel rilevare eventuali ipersensibilità: noi proponiamo il test elettrodiagnostico EAV (elettroagopuntura secondo Voll). Inoltre ricerchiamo ua corretta alimentazione, per ridurre gli effetti delle intolleranze in corso ed imparare una buona strategia in cucina per non ricaderci più!

Intolleranze alimentari o ipersensibilità alimentari: tra scienza e medicine non convenzionali

Il primo concetto da esprimere, di grande importanza, è che allergia alimentare e intolleranza alimentare sono due fenomeni di natura diversa.

Nel caso delle allergie si ha una risposta dell’ organismo misurabile a livello del sistema immunitario: attivazione delle immunoglobuline E e dei mastociti, verificabile tramite esami scientifici specifici convenzionali:

  • Prist Test, che si effettua con un prelievo del sangue e conta le immunoglobuline E. E’ un test non specifico perché non dice a quale sostanza la persona è allergica, ma solo se c’ è o meno allergia.
  • Rast Test, che si effettua con un prelievo del sangue e conta le immunoglobuline E, collegandole a sostanze particolari: viene assegnato un codice (+, ++, +++, ++++) in base alla gravità dell’ allergia.
  • Prick test: si effettua praticando dei piccoli graffietti sull’ avambraccio e si deposita una goccia di liquido che contiene la sostanza possibilmente allergizzante. Serve ad identificare reazioni dipendenti solamente della IgE. Si ha infatti una reazione locale di arrossamento e gonfiore.
  • Prick by prick: la modalità è la stessa del prick test, ma si utilizzano alimenti freschi.
  • Prove di scatenamento: si somministrano dosi crescenti dell’ alimento sospetto di creare allergia e un sanitario valuta se nel giro di minuti si ha reazione allergica. Se non vengono notate reazioni, si invita il paziente a tornare a casa e comunicare eventuali sintomi successivi. E’ molto utile per evidenziare l’esistenza di allergie immediate.

Per quanto riguarda le intolleranze alimentari, si parla invece di ipersensibilità: non c’ è dunque reazione allergica. E’ un fenomeno del quale si discute piuttosto di recente (qualche decina d’ anni) e molti allergologi “di scuola” non lo riconoscono ancora proprio perché non si possono misurare i parametri IgE e mastociti con conseguente rilascio di istamina, essendo invece la reazione dell’organismo ai cibi che creano intolleranza di tipo non immuno-mediata, ma capace di creare comunque infiammazione sia a livello intestinale che a distanza, in altri distretti dell’ organismo.

L’ infiammazione dovuta a intolleranze alimentari può creare una serie di disturbi fisici:

mal di testa di vario genere, irritabilità, depressione, insonnia, vertigini, ipertensione, tachicardia, crampi, dismetabolismo, sovrappeso, disfunzioni della tiroide, cistiti, candidosi, gastriti, colon irritabile, costipazione, diarrea, dispepsie (gonfiori addominali), afte, artriti, artrosi, dolori muscolari, mialgie, pelle secca, dermatiti, orticarie, acne e molti altri sintomi di origine immunoflogistica.

Purtroppo questo “surriscaldamento” non rimane solo a livello del tratto gastrointestinale, ma le sostanze infiammanti prodotte (istamina e similari e cellule immunitarie dotate di memoria) sono diffuse in circolo, dando luogo appunto a fenomeni in molti altri organi e tessuti (pelle, polmoni, articolazioni…).

In questi casi c’ è un vero e proprio “allargamento” delle griglie di difesa dell’ intestino, che agisce in genere come un setaccio. Quando è infiammato la sua mucosa lascia passare molecole grandi e indigerite che vengono riconosciute come “estranee” e creano sensibilizzazioni.

L’ intolleranza alimentare è legata alla quantità di alimento assunto: si tratta di una specie di “avvelenamento” che è di fatto molto lento e deve arrivare ad una soglia, talora i sintomi appaiono anche dopo ore o giorni dall’introduzione dell’ alimento. Questo rende difficile l’individuazione delle sostanze responsabili dell’intolleranza alimentare.

FATTORI DI SCATENAMENTO DELL’ INTOLLERANZA ALIMENTARE:

  • produzione nel corpo di radicali liberi
  • consumo di cibi naturalmente ricchi di istamina:tra cui la frutta: pesche, prugne, albicocche, ciliegie, fragole, frutti di bosco, ananas, agrumi, bananatra cui la verdura: pomodori, spinaci e funghicarni conservate: salumi e insaccati, paté, carni in scatolaformaggi, tutti ma in particolare: Emmental, Roquefort, Camembert, Parmigiano, Gorgonzola, fontina, taleggiotra i pesci: sgombro, tonno, acciughe, aringhe, sardine, salmone affumicatocrostacei e molluschi, ma in particolare gamberetti, gamberi, aragoste, granchi, cozze, vongole, ostrichebevande: vino, birra, superalcolicialtri alimenti: cioccolato, miele, dadi o granulati da brodo, prodotti lievitati (peggio se caldi)
  • condizioni genetiche (familiarità)
  • enteriti, diarree e gastroenteriti infantili
  • terapie cortisoniche, antibiotiche e antinfiammatorie prolungate
  • parassiti intestinali, vermi e candida, infezioni virali
  • interventi chirurgici
  • stress emotivo
  • distrurbi digestivi, in particolare pancreatici
  • presenza di un’ intolleranza primaria non curata, che scatena reazioni ad altri cibi

Intolleranze alimentari, i sintomi

I sintomi che possono manifestarsi alla presenza di un’intolleranza ad un alimento sono diversi tra loro. I sintomi delle intolleranze alimentari che elenchiamo di seguito si manifestano tipicamente ma non sono sintomi che si presentano soltanto in presenza di intolleranza a cibi: Bruciori di stomaco, cattiva digestione, coliche e crampi addominali, diarrea, flatulenza, dissenteria, gonfiore e gorgoglio addominale. Altri sintomi che possono far presagire un’intolleranza alimentare in atto sono: meteorismo, mal di testa, nausea, prurito, rigurgito acido, pelle secca, ritenzione idrica, obesità, cellulite.

Test delle intolleranze alimentari

Dopo aver portato avanti una dieta ad esclusione per cercare di capire di che tipi di intolleranza sia affetto il paziente, si può passare all’utilizzo di test ed analisi per l’intolleranza alimentare veri e propri. Una differenza tra tipi di test è doverosa, ed è quella in cui possiamo dividere test convenzionali e test non convenzionali. Nella prima categoria di tipi di test appartengono i test allergologici: prick test, Rast test, test delle IgA e delle IgE, Patch test ed il test di Scatenamento. Nei test non convenzionali invece rientrano tutti quegli esami non allergologici che non rientrano nel piano di diagnosi presentato dal S. S. N. come il Vega Test, test bioenergetici, test con apparecchiature di Voll, ecc

Stop alle intolleranze alimentari, è possibile!

Dopo aver determinato quali intolleranze infastidiscono la persona, si organizza un percorso alimentare in grado di ridurre nel tempo gli alimenti che creano ipersensibilità. In genere, nel giro di qualche mese, il numero delle intolleranze si riduce, lasciando spesso solo l’ “intolleranza madre”, quella che ha davvero scatenato il disagio e per lo più la più antica. Nel tempo, si combatte anche l’ intolleranza madre.

Lo scopo non è di rinunciare per sempre ai cibi che creano ipersensibilità, ma di responsabilizzare la persona ad organizzare una dieta in cui gli alimenti a rischio siano introdotti a rotazione e con qualche giorno di attenzione alimentare (non assunzione per qualche giorno a settimana).

Oltre ad una corretta alimentazione, l’assunzione di integratori mirati può accelerare il processo di recupero del benessere..

In generale, la regola per incorrere il meno possibile nelle intolleranze è:

  • VARIARE MOLTO L’ ALIMENTAZIONE, NON ASSUMERE MAI TUTTI I GIORNI LO STESSO CIBO, MA ALTERNARE I VARI ALIMENTI, MANGIARE SANO E IL PIU’ POSSIBILE NATURALE E FRESCO!