Le proprietà dell’olio essenziale di cajeput vengono quasi tutte da una molecola, l’1,8-cineolo, la stessa dell’eucalipto. È lei a dargli il profumo fresco e canforato e l’azione balsamica che la tradizione gli riconosce.
Si respira nei suffumigi e nel diffusore, si massaggia sul petto e sui muscoli, e il suo cineolo è stato studiato anche sulle persone. Il nostro olio essenziale di cajeput viene dall’Indonesia, distillato dalle foglie.
Indice· 9 sezioni
La pianta e i suoi oli
Il cajeput (Melaleuca cajuputi) è un albero delle Mirtacee che cresce dal Sud-est asiatico al nord dell’Australia. Ha foglie strette e coriacee, fiori bianchi raccolti in spighe a scovolino e una corteccia chiara che si stacca a strati, come carta.
In Indonesia l’olio si distilla dalle foglie da secoli, e si chiama ancora minyak kayu putih, «olio dell’albero bianco», per il colore della corteccia.
Un nome che confonde
A lungo i botanici l’hanno chiamato Melaleuca leucadendron, e il nome è rimasto su molte etichette. Oggi Melaleuca leucadendra è un’altra specie, vicina: in alcune zone dà un olio fatto quasi tutto di metileugenolo1. È una sostanza che negli alimenti ha limiti di legge2, e per questo conta sapere da quale pianta viene l’olio.
Anche la stessa specie dà oli diversi a seconda della zona. Il più diffuso è il tipo a 1,8-cineolo; ce n’è anche uno fatto quasi solo di nerolidolo, dal profumo dolce e legnoso1. Il nostro è a cineolo.
Cosa contiene il nostro
- 1,8-cineolo (50-60%): la nota fresca e canforata. È la molecola degli studi, ed è anche il motivo per cui il cajeput non si usa sui bambini piccoli.
- α-terpineolo (5-15%): una nota dolce, che ricorda il lillà e resta più a lungo.
In piccole quantità ci sono anche limonene e cariofillene, che all’aria si ossidano facilmente: per questo un flacone tenuto chiuso e al buio dura di più.
Le proprietà nella tradizione erboristica
Per la tradizione erboristica il cajeput è un olio balsamico, espettorante e fluidificante, e sulla pelle scalda e richiama sangue dove lo si massaggia. Ha meno cineolo dell’eucalipto, e fra i due è sempre stato considerato il più delicato: da noi lo consigliamo dai 6 anni.
La tradizione lo considera anche un forte antisettico naturale. In laboratorio frena batteri e lieviti, anche se meno del tea tree.
Il respiro
È l’uso principale. Nella tradizione lo si massaggia sul petto, sciolto in una crema base, nella tosse spasmodica. E lo si respira nei suffumigi per il mal di gola, la bronchite, la sinusite e il naso chiuso.
Le linee guida del Ministero della Salute sulle piante negli integratori riconoscono a foglie e olio di cajeput la funzionalità delle prime vie respiratorie, cioè di naso e gola3.
Il cineolo si sente fresco anche quando l’aria non lo è. Nel naso accende gli stessi recettori del freddo che accende il mentolo, anche se molto più debolmente4.
Muscoli, articolazioni e pelle
Massaggiato sulle zone doloranti, per la tradizione ha un’azione antinfiammatoria: lo si usava nel mal di testa, nei dolori articolari, nell’artrite e nelle nevralgie. Sulla pelle è rubefacente: i piccoli vasi si allargano, arriva più sangue, e la pelle si scalda e si arrossa appena, come dopo una frizione.
Sulla pelle la tradizione lo usava anche per ferite, dermatosi e affezioni cutanee, per calmare rossori e irritazioni.
Gli altri usi della tradizione
Lo si indicava anche nelle cistiti e nelle uretriti, nelle infezioni da candida, nel mal d’orecchio e nei disturbi della bocca: afte, herpes, gengiviti. E lo si prendeva per bocca contro i parassiti intestinali. Il nostro olio, per bocca, si usa solo in cucina, come aroma.
In aromaterapia è l’olio della mente lucida. Si diffonde nelle ore di studio, per la concentrazione e la capacità di apprendimento.
Dall’Oriente all’Europa
Nei trattati europei dell’Ottocento il cajeput compare come «un eccitante potente, che i Cinesi e i Malesi considerano una panacea», usato sulla pelle e anche per bocca. All’inizio del Novecento lo si descriveva come stimolante, antispasmodico e sudorifero, e sulla pelle come rubefacente1.
Le riviste mediche dell’Ottocento ne raccontano l’uso anche in malattie gravi. Nel 1831, mentre il colera arrivava in Europa, una rivista inglese ne discuteva l’uso proprio nel colera5. Nel 1896 un medico di un ospedale indiano pubblicava i casi di polmonite in cui l’aveva usato6.

In Germania, nel Novecento, era in molti preparati farmaceutici. Nel 1993 le autorità sanitarie ne fecero una scheda, che indicava preparati al 5% e diceva che per l’uso per bocca non c’erano informazioni1.
Come si usa
Nei suffumigi
È il modo più diretto di respirarlo. Ti servono una ciotola larga, un asciugamano grande e un quarto d’ora di calma:
- Porta a bollore mezzo litro d’acqua e versala nella ciotola, appoggiata su un tagliere o su un piano che regge il calore.
- Siediti davanti alla ciotola, metti nell’acqua 5 gocce di cajeput e copri con l’asciugamano la testa e la ciotola insieme.
- Tieni il viso a una ventina di centimetri dall’acqua, chiudi gli occhi e respira lentamente dal naso.
- Quando il profumo si attenua, dopo 4-5 minuti, aggiungi altre 5 gocce. In tutto bastano 8-15 minuti.
- Alla fine asciugati il viso e resta qualche minuto al caldo, prima di uscire.

Il vapore porta il cineolo dritto nel naso, per questo ne bastano poche gocce. Se ne metti di più non profuma meglio: irrita occhi e gola.
Con i ragazzi dai 6 ai 12 anni dimezza le gocce e resta accanto a loro: una ciotola di acqua bollente si rovescia facilmente. Altri consigli, come regolare il calore del vapore, sono nella guida su come fare i fumenti in casa.
In frizione sul petto
La frizione è l’uso della sera. Col calore del corpo il balsamo si scioglie, il cineolo evapora piano e lo respiri a lungo, anche mentre dormi. L’olio di cocco è la base più comoda, perché a temperatura di casa si rapprende.
Nella nostra ricetta del balsamo al cajeput:
- Scalda a bagnomaria 50 g di olio di cocco, quanto basta a scioglierlo.
- Togli dal fuoco, lascia intiepidire e aggiungi 10-20 gocce di olio essenziale di cajeput, o 5-10 per un ragazzo.
- Mescola, versa in un vasetto di vetro e lascialo rapprendere al fresco.
- La sera prendine una noce e massaggiala su petto e schiena.
Sui ragazzi usalo solo su petto e schiena, mai sul viso o sotto il naso.
Nel massaggio
Per spalle tese, gambe stanche o muscoli dopo lo sport, il cajeput si scioglie in un olio vegetale che scorre bene, come l’olio di mandorle dolci. La pelle si scalda appena, ed è la sensazione che la tradizione chiama rubefacente.
Per un olio da massaggio: in una bottiglietta di vetro scuro da 50 ml metti 10-20 gocce di cajeput e, se vuoi un profumo più caldo, 5 gocce di rosmarino. Riempi con olio di mandorle dolci, chiudi e capovolgi un paio di volte prima di ogni uso.
Massaggia con movimenti lenti, verso il cuore, finché l’olio si è assorbito.
Nel diffusore
Nel diffusore bastano 3-6 gocce, secondo la stanza. Tienilo acceso un’ora, poi spegnilo e arieggia: il naso si abitua all’odore, e aggiungere gocce non lo fa sentire di più.
Sulla pelle
Sulle zone arrossate si usa più diluito che nel massaggio: 3 gocce in un cucchiaio di olio di jojoba, cioè l’1%, su piccole zone. Prima provalo su un punto dell’interno del braccio.
Cajeput, niaouli e tea tree
Sono tre melaleuche, e spesso si confondono. Il niaouli (Melaleuca quinquenervia) viene dalla Nuova Caledonia e dal Madagascar, e il suo olio somiglia molto al cajeput: anche lui è ricco di 1,8-cineolo1.
Il tea tree (Melaleuca alternifolia) è australiano, e il suo olio è un’altra cosa: ha soprattutto terpinen-4-olo e poco cineolo. In laboratorio frena i batteri più del cajeput e del niaouli7.
Cajeput e niaouli si usano soprattutto da respirare, e per i bambini piccoli hanno le stesse cautele. Il tea tree si usa soprattutto sulla pelle, e la sua cautela è un’altra: invecchiando si ossida, e ossidato irrita di più.
Cosa dice la ricerca scientifica
- Seni paranasali. In uno studio in doppio cieco, 152 adulti con rinosinusite acuta hanno preso per 7 giorni capsule di 1,8-cineolo, 200 mg tre volte al giorno, o un placebo. Il punteggio dei sintomi è sceso da 15,6 a 3,0 col cineolo e a 9,2 col placebo; due persone hanno avuto bruciore di stomaco o un’eruzione sulla pelle8.
- Bronchite acuta. In 242 pazienti, 10 giorni di cineolo alla stessa dose hanno migliorato i sintomi più del placebo già dopo 4 giorni, soprattutto gli attacchi di tosse9.
- Bronchite cronica, d’inverno. In 242 persone con broncopneumopatia cronica ostruttiva, sei mesi invernali di cineolo, in aggiunta alle cure abituali, hanno reso le ricadute meno frequenti, più brevi e meno gravi che col placebo. Gli effetti indesiderati sono stati gli stessi nei due gruppi10.
- Concentrazione. 20 volontari sani hanno fatto dei test in una stanza profumata con olio di rosmarino. Chi aveva nel sangue più 1,8-cineolo è stato più veloce e più preciso nelle sottrazioni a mente e in un test di attenzione11.
- Batteri, in laboratorio. Fra sei oli di Mirtacee, il tea tree ha frenato i batteri più di cajeput e niaouli7. In urina artificiale l’olio di cajeput ha ucciso sette specie di batteri delle infezioni urinarie, ma a dosi più alte di tea tree e timo12.
- Lieviti, in laboratorio. Un olio di cajeput thailandese ha ucciso ceppi di Candida albicans presi da pazienti e resistenti a un comune antifungino13.
Negli studi sulle persone il cineolo era puro, in capsule da prendere per bocca, e non l’olio di cajeput: il nostro olio non si usa così. Sull’olio di cajeput ci sono solo studi di laboratorio, in provetta.
Abbinamenti
Al banco, accanto al cajeput, consigliamo spesso questi prodotti.
Nei mesi freddi, per naso e gola
- Propoli analcolica in gocce: con vitamina C, timo, eucalipto, origano e pino mugo, per il benessere di naso e gola.
- Tintura madre di timo: dalle foglie fresche, per la fluidità delle secrezioni dei bronchi.
- Vitamina C naturale: da acerola, camu camu, rosa canina e ribes nero, per le difese immunitarie.
Per muscoli e articolazioni, dopo lo sport
- Magnesio organico: quattro sali di magnesio in polvere solubile, per muscoli e sistema nervoso.
- Eradol: una crema con il 57% di arnica, artiglio del diavolo e spirea, da massaggiare su muscoli e articolazioni.
- Dolor: sei estratti vegetali in gocce, senza alcol.
Nelle miscele e per diluirlo
- Nei suffumigi con l’eucalipto e il pino mugo; nel diffusore col rosmarino e il limone; nel massaggio della sera con la lavanda.
- L’olio di mandorle dolci per il massaggio, l’olio di cocco per il balsamo, l’olio di jojoba per le piccole zone di pelle.
Controindicazioni e sicurezza
Bambini. Sotto i 6 anni non usarlo, in nessun modo: nei bambini piccoli l’1,8-cineolo può chiudere di colpo la laringe e dare convulsioni14. In Francia è successo con creme da massaggiare sul petto, in bambini fra 2 mesi e mezzo e 4 anni15.
Dai 6 ai 12 anni usa la metà delle gocce, e mai sul viso o vicino al naso16.
Il flacone. Il pericolo più serio è un flacone lasciato in giro. Fra i bambini australiani che avevano bevuto olio di eucalipto, già 2-3 ml hanno dato sonnolenza, e 5 ml o più una perdita di coscienza17.
Se un bambino lo beve, non farlo vomitare, perché l’olio può finire nei polmoni, e chiama subito un centro antiveleni.
Epilessia. Non usarlo se soffri di epilessia, o se un bambino ha avuto convulsioni, anche con la febbre: i derivati terpenici come il cineolo abbassano la soglia delle crisi1.
Gravidanza e allattamento. Non usarlo: in questi periodi non ci sono dati sulla sua sicurezza1.
Pelle e allergie. Puro, irrita pelle e occhi e può dare allergia, sulla pelle e respirato: così lo classifica l’autorità europea per la sicurezza alimentare18. Per questo sulla pelle va sempre diluito, all’1-2%, e se compaiono prurito o rossore si smette.
Per bocca. Non prenderlo mai puro. Negli alimenti e nelle bevande ne basta una goccia ogni 100 g o 100 ml, sciolta prima in un grasso, nello zucchero o nel miele.
Conservazione. Tienilo ben chiuso, al buio e sotto i 20 gradi: all’aria l’olio si ossida, e ossidato irrita di più.
Domande frequenti
Trasparenza e fonti
Revisione scientifica a cura di:
Dott. Roberto Cammarata, Laurea in Ingegneria Biomedica, erborista dal 2012, già informatore medico-scientifico nel settore erboristico, titolare e responsabile della ricerca e formulazione dei prodotti.
Dott.ssa Ilaria Facchinetti, Erborista dal 2013, Laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche.
Principali fonti citate:
- ANSES. Avis relatif à l’utilisation d’huiles essentielles de Melaleuca dans la composition des compléments alimentaires. Saisine 2018-SA-0096, 16 dicembre 2020. anses.fr.
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Le informazioni di questa pagina hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere di un medico. Gli studi citati riguardano le preparazioni indicate, non un prodotto in vendita.
Composizione e formati del nostro olio essenziale di cajeput sono nella sua scheda prodotto.

