Depurare reni e fegato: come funziona e in quanto tempo

Illustrazione dei reni evidenziati nella loro posizione all'interno del corpo umano
  • Fegato e reni sono due filtri in serie: il fegato trasforma chimicamente le molecole di scarto, i reni le portano fuori con l’urina. Chi lavora su uno solo dei due fa metà del lavoro.
  • “Depurare” ha un significato fisiologico preciso: aumentare la secrezione biliare (coleresi) e il volume urinario (diuresi). Sono due meccanismi misurabili.
  • Le piante amare e quelle acquaretiche agiscono su questi due meccanismi, per questo motivo la tradizione erboristica europea le associa da secoli.
  • Principali utilizzi erboristici: tarassaco, carciofo e boldo per la digestione lenta e il senso di pienezza dopo i pasti; pilosella, equiseto, ortosiphon e verga d’oro per il drenaggio dei liquidi e il lavaggio delle vie urinarie.
  • Quello che conta è la qualità dell’estratto: titolazione, parte di pianta usata, metodo di estrazione. Fra un estratto standardizzato e una tisana generica la differenza non è di sfumatura.

Fegato e reni: due filtri in serie, non due organi separati

Quando si parla di depurazione si nominano quasi sempre insieme, e c’è una ragione biochimica precisa: fanno due lavori consecutivi sullo stesso materiale.

  1. Il fegato è un filtro chimico. Prende molecole che il corpo non riesce a eliminare così come sono — liposolubili, quindi destinate a restare nei tessuti grassi — e ne modifica la struttura fino a renderle idrosolubili.
  2. I reni sono un filtro fisico. Una volta che una molecola è diventata solubile in acqua, il glomerulo renale la filtra e il tubulo decide se riassorbirla o mandarla nell’urina.

Se il primo passaggio non avviene, il secondo non ha materiale su cui lavorare. Se il secondo è rallentato, il lavoro del primo resta in circolo.

Questo appena descritto è il motivo per cui le nostre formule depurative complete Detox e Renal non sono monopianta.

Schema in due tappe: il fegato trasforma le molecole di scarto rendendole idrosolubili, i reni le filtrano dal sangue e le eliminano con l'urina

Che cosa fa il fegato

Un chilo e mezzo di tessuto nella parte alta destra dell’addome, che riceve un quarto della gittata cardiaca e lavora su due fasi distinte.

  1. Predisposizione chimica: In questo primo stadio, la famiglia di enzimi del citocromo P450 modifica la molecola lipofila (che si tratti di un principio attivo vegetale, di un farmaco o di una tossina) attraverso reazioni di ossidazione, riduzione o idrolisi. In pratica inserisce o smaschera un gruppo reattivo polare (come un gruppo ossidrile -OH), rendendo la molecola chimicamente “agganciabile”. I metaboliti generati in questa fase possono risultare momentaneamente più reattivi e citotossici rispetto alla sostanza di partenza. Da qui la necessità di un’immediata Fase II.
  2. Inattivazione e idrosolubilità. In questa seconda fase, l’enzima lega al gruppo reattivo appena creato una molecola fortemente idrofila (come acido glucuronico, solfato, glutatione o amminoacidi). Il risultato è una molecola solubile in acqua, che può prendere due strade: la bile, che verrà poi espulsa con le feci, oppure il sangue, che verrà poi filtrato dai reni.

La bile. Circa 500-600 ml al giorno. Serve a emulsionare i grassi alimentari, ma è anche una via di eliminazione. Gli acidi biliari vengono riassorbiti nell’ileo per circa il 95% e tornano al fegato: è il circolo enteroepatico, e spiega in parte il ruolo della fibra alimentare, che ne intercetta una parte e la trascina fuori con le feci.

A queste si aggiungono la sintesi delle proteine plasmatiche, la gestione del glicogeno, la regolazione di colesterolo e trigliceridi, e il ruolo immunitario delle cellule di Kupffer.

Il fegato non ha recettori del dolore al suo interno. Quando si fa sentire, lo fa per vie indirette: digestione lenta dopo i pasti grassi, bocca amara al risveglio, pelle, senso di pesantezza.

Che cosa fanno i reni

Due organi di circa 150 grammi ciascuno, contenenti insieme circa due milioni di nefroni.

Ogni giorno il glomerulo filtra circa 180 litri di plasma. Di questi, più del 99% viene riassorbito lungo il tubulo: quello che esce sono uno o due litri di urina. Il riassorbimento renale è un lavoro attivo e continuo, che consuma energia, e che regola minuto per minuto quanta acqua, quanto sodio e quanto potassio il corpo trattiene.

Oltre a filtrare, il rene:

  • regola la pressione arteriosa attraverso il sistema ormonale renina-angiotensina-aldosterone;
  • mantiene l’equilibrio acido-base, riassorbendo bicarbonato ed eliminando idrogenioni;
  • produce eritropoietina, l’ormone che stimola il midollo a formare globuli rossi;
  • trasforma la vitamina D nella sua forma attiva, il calcitriolo.

È anche il tratto dove le molecole trasformate dal fegato possono cristallizzare: questo avviene quando la loro concentrazione supera la solubilità in acqua. É il meccanismo alla base della calcolosi urinaria, e il motivo per cui il volume delle urine è considerato un parametro importante.

Che cosa significa “depurare” in erboristeria

Esiste un punto dove il linguaggio commerciale ha fatto più danni. Nella pratica erboristica europea il termine “depurativo” indica piante che agiscono su due meccanismi misurabili.

1. La via biliare: l’amaro. I principi amari (cinaropicrina nel carciofo, taraxacina nel tarassaco, boldina nel boldo) si legano ai recettori del gusto amaro, i TAS2R, presenti sulla lingua ma anche lungo tutto il tratto gastroenterico. La stimolazione innesca un riflesso vagale che aumenta la secrezione gastrica e biliare.

Da qui la distinzione classica, che vale la pena conoscere perché non è la stessa cosa:

  • Coleretico = aumenta la produzione di bile da parte dell’epatocita. È l’azione documentata del carciofo.
  • Colagogo = favorisce lo svuotamento della cistifellea. È l’azione tradizionalmente attribuita al boldo.

Più bile prodotta e mossa significa più grassi emulsionati, ma anche più molecole coniugate che escono dalla porta intestinale invece di restare in circolo.

2. La via urinaria: qui la distinzione è ancora più importante:

  • Un diuretico saluretico: i farmaci tiazidici, i diuretici dell’ansa — aumenta l’urina bloccando il riassorbimento del sodio: l’acqua segue il sodio, e con essi si perde anche potassio.
  • Un acquaretico aumenta il volume di acqua eliminata senza una perdita proporzionale di elettroliti.

Le piante di questa famiglia — equiseto, ortosiphon, verga d’oro, ononide, pilosella — appartengono al secondo gruppo. Il tarassaco ha una particolarità che i vecchi erboristi avevano notato ben prima della chimica analitica: è una delle fonti vegetali più ricche di potassio, e quindi compensa in parte quello portato via dall’incremento della diuresi.

🔬 Cosa dice la ricerca scientifica

  • Tarassaco. L’Agenzia Europea per i Medicinali ne riconosce l’uso tradizionale per i disturbi digestivi lievi, la temporanea perdita di appetito, per aumentare il volume urinario e favorire il lavaggio delle vie urinarie 1.
  • Carciofo. Monografia EMA per il sollievo sintomatico dei disturbi digestivi con senso di pienezza, gonfiore e flatulenza. L’attività coleretica delle foglie è documentata dalla letteratura fitoterapica europea da decenni 2.
  • Versante urinario. Equiseto, ortosiphon, verga d’oro, ononide e fillanto sono fra le piante più studiate in ambito urologico: una rassegna aggiornata sulla fitoterapia nella calcolosi urinaria ne riassume le evidenze disponibili 3. Gli studi su ciascuna pianta, con i riferimenti completi, sono riportati nella scheda del Renal Migliora.

“Uso tradizionale” nel linguaggio EMA significa impiego documentato da almeno trent’anni di pratica, di cui quindici in Europa. Gli studi citati riguardano le singole piante e i loro estratti.

L’acqua: quanta berne

È la domanda più cercata su questo tema, e la risposta corretta non è “più bevi meglio è”.

Il parametro fisiologico corretto non è quanta acqua entra, ma quanta ne esce: l’obiettivo ragionevole per un adulto sano è una diuresi di 1,5-2 litri nelle 24 ore, che di norma corrisponde a 1,5-2 litri di liquidi assunti. Nel calcolo rientra l’acqua, ma anche tisane, brodi, e l’acqua contenuta in frutta e verdura, che vale circa 700-800 ml al giorno in una dieta normale.

Il riferimento pratico più affidabile è il colore delle urine: giallo paglierino chiaro per buona parte della giornata. Urina scura e concentrata indica la presenza di soluti concentrati, ed è la condizione in cui la cristallizzazione è più probabile.

Sul tipo di acqua: Un residuo fisso basso (sotto i 50 mg/l) rende l’acqua leggermente più diuretica ed è quella che si sceglie in un ciclo di drenaggio. Le acque bicarbonato-calciche hanno un effetto opposto sul pH urinario. Chi ha avuto calcoli deve seguire indicazioni specifiche che dipendono dal tipo di cristallo.

Alimenti consigliati

  • Verdure amare — carciofo, cicoria, radicchio, tarassaco in insalata, rucola. È lo stesso meccanismo TAS2R descritto sopra, in dose alimentare: l’amaro prima del pasto non è un vezzo gastronomico, è un innesco fisiologico.
  • Fibra solubile — legumi, avena, mele, cereali integrali. Intercetta una quota degli acidi biliari nell’ileo e interrompe il circolo enteroepatico.
  • Potassio — verdura a foglia, patate, banane, albicocche. Bilancia il sodio e aiuta il rene nella gestione dei liquidi.
  • Composti solforati — aglio, cipolla, crucifere (broccoli, cavolo, rucola). Forniscono i gruppi solfidrilici che la fase II usa nella coniugazione con il glutatione.
  • Liquidi caldi — tisane e infusi contano nel bilancio idrico esattamente come l’acqua, e in inverno si bevono più volentieri.

Alimenti sconsigliati

  • Alcol. Pesa più di tutte le altre voci messe insieme. Viene metabolizzato quasi interamente dal fegato e ha la precedenza assoluta su ogni altra funzione: finché c’è etanolo da smaltire, il resto aspetta.
  • Sale. Aumenta il carico di lavoro tubulare. È anche la voce su cui è più facile intervenire, perché il grosso non viene dalla saliera ma dai prodotti confezionati, dai salumi e dal pane.
  • Zuccheri liquidi. Bibite e succhi zuccherati: il fruttosio in forma liquida viene metabolizzato quasi esclusivamente dal fegato e contribuisce all’accumulo di grasso epatico più di quanto si creda.
  • Cotture aggressive. Fritture ripetute, griglia molto spinta, affumicature: generano composti che il sistema P450 deve poi processare.

“Depurare velocemente” è possibile?

È la ricerca più frequente su questo argomento, e vogliamo dare una risposta esaustiva sul tema:

Nelle prime 48-72 ore quello che cambia è soprattutto il bilancio idrico e sodico. Riducendo il sale e aumentando i liquidi si perde acqua extracellulare: la sensazione di sgonfiarsi è reale ed è misurabile sulla bilancia, ma è acqua, non altro. Chi promette risultati in due giorni sta parlando di questo, perdere acqua.

Nella prima settimana entra in gioco il versante digestivo. Con un apporto regolare di amari, o integratori colagoghi e coleretici, la secrezione biliare aumenta, e chi partiva da una digestione lenta dopo i pasti grassi in genere se ne accorge: meno pesantezza, meno sonnolenza postprandiale, bocca meno amara al mattino.

Nelle tre-quattro settimane — la durata classica di un ciclo erboristico stagionale — si stabilizza quello che si è cambiato nelle abitudini.

Le piante della tradizione, e cosa fa ciascuna

Pianta Parte usata Attivi principali Uso tradizionale
Carciofo foglie cinarina, cinaropicrina, acidi caffeilchinici coleretico; senso di pienezza e gonfiore
Boldo foglie boldina, olio essenziale colagogo; digestione difficile
Tarassaco radice e foglie taraxacina, inulina, potassio amaro-digestivo e acquaretico insieme
Crisantello americano pianta intera flavanoni, saponine funzionalità epatobiliare
Pilosella parte aerea umbelliferone, flavonoidi drenaggio dei liquidi corporei
Equiseto parte aerea silice organica, flavonoidi acquaretico; funzionalità delle vie urinarie
Ortosiphon foglie sinensetina, acido rosmarinico acquaretico; lavaggio delle vie urinarie
Verga d’oro sommità fiorite flavonoidi, saponine triterpeniche volume urinario; disturbi urinari minori

Le formule Fitosofia per questi due versanti

Detox e Renal si usano tradizionalmente insieme proprio per la logica dei due filtri in serie descritta all’inizio: l’uno lavora sulla trasformazione, l’altro sull’eliminazione.

Quando la depurazione non basta?

Quando sono presenti certi segnali, un depurativo potrebbe non essere più sufficiente.

  • colorito o sclere giallastre, urine molto scure, feci chiare;
  • gonfiore a caviglie o palpebre, soprattutto al risveglio;
  • sangue nelle urine, o urina schiumosa in modo persistente;
  • riduzione netta della quantità di urina;
  • dolore intenso al fianco che si irradia verso l’inguine;
  • febbre associata a dolore lombare;
  • stanchezza importante e ingiustificata che dura da settimane.

Un prelievo con transaminasi, gamma-GT, bilirubina, creatinina ed eGFR, più un esame delle urine, dà in pochi giorni informazioni che nessuna interpretazione dei sintomi può fornire. Non è in alternativa alla fitoterapia: è quello che permette di usarla sapendo da dove si parte. In questi casi l’approccio più sicuro è rivolgerti al tuo medico curante.

Domande frequenti

Nelle prime 48-72 ore quello che cambia davvero è il bilancio dei liquidi: riducendo il sale e bevendo con regolarità si perde acqua extracellulare, e la sensazione di sgonfiarsi è reale. La diuresi si può aumentare in tempi brevi con le piante acquaretiche, che agiscono sul volume di acqua eliminata. Quello che non si può accelerare è la capacità di filtrazione in sé: quella è una caratteristica del nefrone.
Il riferimento non è quanto si beve ma quanto si elimina: per un adulto sano l’obiettivo è una diuresi di 1,5-2 litri nelle 24 ore, che di norma corrisponde a 1,5-2 litri di liquidi assunti. Il controllo più pratico è il colore dell’urina, che dovrebbe restare giallo paglierino chiaro. In presenza di problemi renali o cardiaci l’apporto va concordato con il medico.
Per una persona sana la differenza fra le minerali in commercio è modesta. Un’acqua a basso residuo fisso, sotto i 50 mg/l, è leggermente più diuretica ed è quella che si sceglie durante un ciclo di drenaggio. Le acque bicarbonato-calciche hanno un effetto diverso sul pH urinario. Chi ha avuto calcoli dovrebbe seguire l’indicazione del proprio medico, che dipende dal tipo di cristallo.
Sì, ma non anatomicamente: lavorano in sequenza sullo stesso materiale. Il fegato rende idrosolubili molecole che non lo erano, i reni le filtrano dal sangue e le eliminano con l’urina. È il motivo per cui le formule depurative tradizionali associano quasi sempre una pianta amara e una diuretica.
Un coleretico aumenta la quantità di bile prodotta dalle cellule del fegato — è l’azione documentata del carciofo. Un colagogo favorisce lo svuotamento della cistifellea, cioè fa arrivare all’intestino la bile già prodotta: è l’azione tradizionalmente attribuita al boldo. Molte formule li associano perché i due effetti sono complementari.
I diuretici farmacologici classici, come i tiazidici, aumentano l’urina bloccando il riassorbimento del sodio: l’acqua segue il sodio e con essi si perde anche potassio. Un acquaretico aumenta il volume di acqua eliminata senza una perdita proporzionale di elettroliti. Equiseto, ortosiphon e verga d’oro appartengono a questa seconda categoria. Non sono comunque sovrapponibili a una terapia farmacologica e non la sostituiscono.
In erboristeria il ciclo tradizionale dura tre o quattro settimane, in genere a cavallo del cambio di stagione — primavera e inizio autunno. Non c’è ragione di prolungarlo indefinitamente: le piante amare e acquaretiche si usano a cicli, non in continuo.
Sì, ed è l’uso riconosciuto dalla monografia dell’Agenzia Europea per i Medicinali, che ne cita l’impiego tradizionale per aumentare il volume urinario. In francese la pianta si chiama pissenlit, il che dice molto sulla reputazione costruita nei secoli. Ha inoltre un contenuto di potassio fra i più alti del regno vegetale, che compensa in parte quello che la diuresi porta via. Chi già assume diuretici dovrebbe parlarne con il medico.
No, non con integratori a base di piante amare o acquaretiche: sono sconsigliati in entrambe le condizioni salvo diverso parere del medico. Restano validi, e anzi raccomandati, gli accorgimenti di base — idratazione regolare, alimentazione varia, poco sale.
Il calo che si osserva nei primi giorni è quasi tutto acqua e si recupera appena si torna alle abitudini precedenti. Se durante il ciclo si è anche mangiato meglio e ridotto l’alcol, il beneficio sul peso c’è, ma viene da lì. Un depurativo non è un dimagrante e non va usato come tale.

Trasparenza e fonti

Revisione scientifica a cura di:

Dott. Roberto Cammarata, Laurea in Ingegneria Biomedica — erborista dal 2012, già informatore medico-scientifico nel settore erboristico, titolare e responsabile della ricerca e formulazione dei prodotti.

Dott.ssa Ilaria Facchinetti, Erborista dal 2013 — Laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche.

Principali fonti citate:

  1. European Medicines Agency, Committee on Herbal Medicinal Products. European Union herbal monograph on Taraxacum officinale F.H. Wigg., radix, EMA/HMPC/475726/2020. ema.europa.eu.
  2. European Medicines Agency, Committee on Herbal Medicinal Products. Community herbal monograph on Cynara scolymus L., folium, EMA/HMPC/150218/2009. ema.europa.eu.
  3. Phytotherapy in Urolithiasis: An Updated Overview of Current Knowledge. pmc.ncbi.nlm.nih.gov.

Le informazioni di questa pagina hanno scopo divulgativo. Gli integratori alimentari non sono destinati a prevenire, trattare o curare malattie. Gli usi erboristici descritti sono usi tradizionali documentati dalla pratica europea e dalle monografie dell’Agenzia Europea per i Medicinali; gli studi citati riguardano le singole piante e i loro estratti. In caso di gravidanza, allattamento, patologie o assunzione di farmaci, consulta il tuo medico prima dell’uso.