A cosa serve
Il crisantello americano (Chrysanthellum americanum (L.) Vatke) è una pianta della famiglia delle Asteraceae di cui si utilizza la parte aerea. In erboristeria lo consigliamo soprattutto a chi cerca un sostegno alla funzione epatica e alla funzione digestiva, in particolare dopo periodi di alimentazione più pesante del solito.
Per la sua parte aerea (herba) le linee guida ministeriali di riferimento indicano tre effetti fisiologici — funzione epatica, funzione digestiva e regolare funzionalità dell’apparato cardiovascolare.1
Sono esattamente i tre ambiti in cui questa pianta viene impiegata da decenni in fitoterapia: fegato, digestione e microcircolo.
Il crisantello è uno dei componenti del nostro Detox Migliora ed è disponibile anche come tintura madre di crisantello americano.
Che pianta è e da dove viene
Il Chrysanthellum americanum, chiamato anche Crisantello d’oro, è una piccola erbacea annuale dallo stelo sottile, alta una quindicina di centimetri, con foglie alterne e fiori giallo-arancio riuniti in piccoli capolini.
Originaria di Perù e Bolivia, oggi è diffusa soprattutto negli altopiani e nelle savane africane, dove tollera bene i periodi di grande caldo e cresce spontanea ai bordi delle strade e nei campi incolti. Nella medicina tradizionale dell’Africa occidentale viene utilizzata per i disturbi del fegato e della digestione.3
Il nome scientifico ricorre in letteratura con diverse grafie: chrysantellum, chrysanthellum, chrysanthellum indicum subsp. afroamericanum. Si tratta della stessa pianta, che con il crisantemo ornamentale non ha rapporto.
Cosa contiene: flavonoidi, saponine e crisantelline
Si utilizza la pianta intera, e il suo interesse sta nella combinazione di due famiglie di molecole:
- Flavonoidi — tra cui luteolina 7-O-glucoside ed eriodictiolo 7-O-glucoside, cui si deve gran parte del potenziale antiossidante della pianta;
- Saponine — in particolare le crisantelline A e B, molecole caratteristiche di questa specie, alle quali la letteratura attribuisce gli effetti osservati sul microcircolo;
- Acidi polifenolici — acido caffeico e acido clorogenico, gli stessi presenti nel carciofo.
Le crisantelline sono la ragione per cui il crisantello non è intercambiabile con altre piante amare: è un profilo che questa specie ha e altre non hanno.
Come si lega al lavoro del fegato
Il fegato e le vie biliari lavorano insieme nella digestione dei grassi: la bile prodotta dal fegato viene riversata nell’intestino ed emulsiona i lipidi, rendendoli assorbibili. Alla pianta viene tradizionalmente riconosciuto un effetto coleretico — cioè di stimolo sulla produzione di bile — che è lo stesso meccanismo del carciofo, e il motivo per cui le due piante vengono spesso associate nella stessa formula.
Da qui discende il legame con la funzione digestiva: chi avverte pesantezza dopo i pasti grassi, o una digestione che va per le lunghe, si trova nell’ambito in cui questa pianta viene impiegata.
🔬 Cosa dice la ricerca scientifica
- Steatosi epatica. Uno studio pubblicato su Minerva Gastroenterologica e Dietologica ha seguito 13 pazienti con steatosi, affiancando alle indicazioni nutrizionali un derivato vegetale a base di estratti di Chrysanthellum americanum e Pistacia lentiscus. La valutazione strumentale con FibroScan ha mostrato una diminuzione di fibrosi e steatosi in 8 soggetti su 13; gli esami di laboratorio non hanno mostrato variazioni significative e non sono stati segnalati effetti avversi.2
- Potenziale antiossidante. La ricchezza in flavonoidi e saponine della pianta e la sua capacità antiossidante sono documentate in letteratura, con lavori su modello animale che ne hanno misurato l’attività di inibizione della perossidazione lipidica.3
Lo studio sulla steatosi è piccolo, condotto in aperto, e la pianta era in associazione con un’altra. Le ricerche antiossidanti sono precliniche e descrivono il comportamento della pianta in laboratorio.
Se ti interessa capire come funziona il lavoro depurativo dell’organismo e in quanto tempo, ne abbiamo parlato in modo esteso nell’articolo su come depurare fegato e reni.
Crisantello e microcircolo
Il terzo ambito riconosciuto dalle linee guida ministeriali è la regolare funzionalità dell’apparato cardiovascolare, ed è quello meno noto al pubblico.
Nella tradizione fitoterapica francese, dove il Crisantello viene studiato dagli anni Ottanta, la pianta viene utilizzata per il microcircolo periferico e la resistenza capillare: è l’ambito di chi soffre di cattiva circolazione degli arti inferiori. Anche in questo caso il merito viene attribuito alle saponine, che agiscono in sinergia con i flavonoidi.
Come si assume: forme e dosi
Tintura madre di Crisantello: è un estratto idroalcolico in flacone da 50 ml con contagocce. La dose che indichiamo è di 40 gocce 3 volte al giorno, diluite in poca acqua prima dei pasti o 120 gocce nell’arco della giornata.
Detox Migliora: il nostro depurativo epatico più concentrato, contiene il Crisantello associato ad altre piante che lavorano sullo stesso terreno, tra cui carciofo, boldo e tarassaco. È al gusto limone, non contiene alcol, e la dose è di una bustina al giorno.
Capsule di estratto secco — è la forma più concentrata, e permette di portare la parte aerea a dosaggi definiti.
Da sapere: in tisana questa pianta è poco tollerata. L’effetto coleretico è marcato e a livello gastrico si fa sentire; le forme concentrate in capsula o le gocce ben diluite riducono sensibilmente il problema.
Quando fare attenzione
Le situazioni in cui è meglio evitarlo sono poche e ben definite:
- Calcoli o ostruzione delle vie biliari. Una pianta che stimola la produzione di bile va evitata quando il deflusso biliare è ostacolato. Su questo punto va corretto un equivoco che circola spesso: il crisantello non è un rimedio per i calcoli biliari, bensì è da evitare in loro presenza;
- Ulcera gastrica e gastrite. L’amaro stimola la secrezione gastrica, e su una mucosa già infiammata questo non aiuta;
- Allergia alle Asteraceae (Compositae) — la stessa famiglia di camomilla, arnica, tarassaco e carciofo;
- Gravidanza e allattamento, per assenza di dati sufficienti.
Se stai seguendo una terapia farmacologica, l’informazione utile da riferire al tuo terapeuta è che si tratta di una pianta ad azione biliare: è il dato che gli serve per inquadrare il resto.
Tollerabilità
Alle dosi indicate il crisantello è generalmente ben tollerato e non risultano segnalati effetti tossici. L’effetto indesiderato che compare in letteratura è la pirosi — il bruciore retrosternale — e si presenta quando si supera la dose consigliata, oppure quando la pianta viene assunta a stomaco vuoto.
È una reazione che dipende dalla quantità, non un rischio di fondo della pianta: rientra riportandosi alle dosi indicate e assumendo il prodotto ben diluito.
Domande frequenti sul crisantello americano
Trasparenza e fonti
Revisione scientifica a cura di:
Dott. Roberto Cammarata, Laurea in Ingegneria Biomedica — erborista dal 2012, già informatore medico-scientifico nel settore erboristico, titolare e responsabile della ricerca e formulazione dei prodotti.
Dott.ssa Ilaria Facchinetti, Erborista dal 2013 — Laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche.
Principali fonti citate:
- Ministero della Salute, Allegato 1 al DM 10 agosto 2018 — disciplina dell’impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali. Voce Chrysanthellum americanum (L.) Vatke, Compositae; parti ammesse folium, summitas cum floribus, herba. Effetti fisiologici di riferimento per l’herba: regolare funzionalità dell’apparato cardiovascolare, funzione digestiva, funzione epatica.
- Palmieri B., Corazzari V., Panariello Brasile D.G., Sangiovanni V., Vadalà M., Hepatic steatosis integrated approach: nutritional guidelines and joined nutraceutical administration. Minerva Gastroenterologica e Dietologica, dicembre 2020;66(4):307-320. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov.
- Antioxidant Capacity and Behavioral Relevance of a Polyphenolic Extract of Chrysanthellum americanum in a Rat Model of Irritable Bowel Syndrome. Oxidative Medicine and Cellular Longevity, 2019. pmc.ncbi.nlm.nih.gov.
Le informazioni di questa pagina hanno scopo divulgativo.

