Carciofo: a cosa serve, come si assume e quando fare attenzione

Carciofo: origini, proprietà ed eventuali controindicazioni

Cos’è il carciofo

Pianta mediterranea della famiglia delle Asteraceae. In erboristeria si utilizzano le foglie, che sono molto più amare del cuore che si porta in tavola.

  • Principali utilizzi erboristici: sollievo dei disturbi digestivi come dispepsia con senso di pienezza, gonfiore e flatulenza (uso tradizionale riconosciuto dalla monografia europea).
  • Come agisce: è un amaro. Cinarina e cinaropicrina stimolano le secrezioni digestive e la produzione di bile.
  • Modo d’uso: tisana, foglie in polvere, estratto secco o tintura madre, in genere prima o durante i pasti.
  • Tollerabilità: Molto buona. Le situazioni in cui è meglio farne a meno sono poche e circoscritte.

A cosa serve il carciofo

Il carciofo è una delle piante digestive tradizionalmente più usate in Europa: come coleretico e diuretico compare fin dall’epoca romana, e i primi prodotti erboristici a base di foglia di carciofo sono sul mercato europeo, senza interruzione, da oltre settant’anni.

L’uso tradizionale riconosciuto è il sollievo sintomatico dei disturbi digestivi: dispepsia con senso di pienezza, gonfiore e flatulenza. È il quadro tipico dopo un pasto abbondante o grasso, quando la digestione sembra fermarsi e lo stomaco resta pesante per ore.

Attorno a questo nucleo la ricerca ha guardato anche altrove. Nelle studi condotti su alcune migliaia di persone con disturbi digestivi, i sintomi complessivi si riducevano in modo statisticamente significativo nell’arco di poche settimane, con i miglioramenti maggiori su nausea, dolore addominale e meteorismo.

Perché il carciofo è amaro

L’amaro della foglia non è un difetto di sapore: è la parte che contiene i principi attivi utili allo scopo.

Le foglie contengono acidi caffeilchinici, fra cui la cinarina (acido 1,3-di-O-caffeoilchinico) e l’acido clorogenico; flavonoidi come la luteolina e i suoi glicosidi; e fino allo 0,4% di lattoni sesquiterpenici amari, di cui la cinaropicrina rappresenta la quota maggiore. Il contenuto più alto si trova nelle foglie giovani, mentre radice, fiori e frutti completamente sviluppati ne sono privi: è il motivo per cui si raccoglie la foglia e non il resto.

Il meccanismo studiato è la coleresi, cioè l’aumento del flusso di bile. In uno studio controllato con placebo, una singola dose di estratto di foglia ha aumentato la secrezione biliare fino al 151% rispetto al basale dopo un’ora. È a questo che gli effetti antidispeptici del carciofo vengono principalmente attribuiti: la bile è ciò che rende digeribili i grassi, e un pasto pesante è spesso un pasto grasso.

Questo spiega anche una confusione frequente. Il carciofo che si mangia e l’estratto di foglia non sono lo stesso prodotto: il cuore è la parte carnosa delle brattee e del ricettacolo, con un profilo molto meno amaro e molto meno concentrato. Quando si parla di dosi, proprietà o cautele, si parla quasi sempre della foglia.

Origine e varietà

Il carciofo appartiene alle Asteraceae (o Compositae), la stessa famiglia di lattuga e cicoria fra le ortensi e di girasole, margherite e gerbere fra le ornamentali. È una perenne eretta e robusta, che può superare il metro e mezzo, con grandi foglie lobate di un verde argentato.

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La nomenclatura botanica è cambiata di recente: la specie un tempo indicata come Cynara scolymus L. è oggi Cynara cardunculus L., nome con cui compare nella Farmacopea Europea. Cardo e carciofo sono considerati due cultivar della stessa sottospecie.

La coltivazione risale alla Grecia e alla Roma antiche. Il carciofo come lo conosciamo fu coltivato a Napoli attorno alla metà del Quattrocento e da lì raggiunse il resto d’Europa — in Francia con Caterina de’ Medici, in Inghilterra grazie agli olandesi, dove cresceva nel giardino di Enrico VIII già nel 1530. Oggi l’Italia è il primo produttore mondiale, con Sardegna, Sicilia e Puglia in testa. Le varietà sono numerose: spinoso, violetto, bianco, tondo, oltre al cardo selvatico spontaneo nel bacino mediterraneo.

Come si assume e in che dosi

Le dosi cambiano molto a seconda della forma, perché cambia la concentrazione. Questi sono gli intervalli dell’uso tradizionale riconosciuto, per adolescenti sopra i 12 anni, adulti e anziani:

  • Tisana di foglie sminuzzate: 1,5 g in 150 ml di acqua bollente fino a 4 volte al giorno, oppure 3 g 1-2 volte al giorno. Dose giornaliera 3-6 g.
  • Foglie in polvere: 600-1500 mg al giorno, suddivisi in 2-4 assunzioni.
  • Estratto secco di foglie essiccate: dose singola 200-640 mg, giornaliera 400-1320 mg.
  • Estratto secco di foglie fresche: dose singola 200-900 mg, giornaliera 600-2700 mg.

Le dosi da seguire per i prodotti disponibili nel mercato sono quelle in etichetta: gli intervalli che diamo qui sopra servono come riferimento.

Una sola indicazione sulla durata: se i sintomi persistono per più di due settimane mentre si sta assumendo il prodotto, conviene parlarne nuovamente con un esperto. Un disturbo digestivo che non si muove in quattordici giorni merita attenzione.

Quando fare attenzione

Le controindicazioni della foglia di carciofo sono poche e riguardano due ambiti principali:

Vie biliari: Chi ha calcoli biliari, ostruzione del dotto biliare, colangite, malattia epatica o altri disturbi biliari che richiedono controllo medico non dovrebbe assumerlo. La ragione è legata al meccanismo di azione: se una pianta aumenta la produzione di bile e il canale di deflusso è ostruito o infiammato, non è il caso di stimolarlo. La stessa cautela vale per il tarassaco e per gli altri amari epatobiliari.

Allergia alle Asteraceae. È la famiglia di camomilla, tarassaco, arnica, calendula e ambrosia: chi ha una sensibilità nota a una di queste può reagire anche al carciofo. In alcune persone è sufficiente il contatto con la pianta per provocare dermatite.

Ci sono poi due situazioni in cui non c’è un divieto, ma nemmeno dati sufficienti: gravidanza e allattamento, per cui la sicurezza non è stata stabilita, e l’uso sotto i 12 anni. In entrambi i casi la monografia non ne raccomanda l’uso.

Sulle interazioni con i farmaci la monografia europea non ne riporta nessuna. Se sei in terapia, informati comunque con un esperto.

Quanto è tollerato

Il Carciofo è tollerato molto bene: nelle sorveglianze post-vendita i preparati di carciofo sono risultati ben tollerati fino al 95% dei casi, con una bassa percentuale di effetti indesiderati. Non è mai stato segnalato alcun caso di sovradosaggio.

Gli effetti riportati, sono lieve diarrea con spasmo addominale, disturbi epigastrici come nausea, bruciore di stomaco, e reazioni allergiche.

Il bruciore di stomaco è elencato fra gli effetti indesiderati, e la spiegazione è la stessa che rende utile la pianta: un amaro che stimola le secrezioni digestive, in una persona con la mucosa già sensibile, può stimolare il fastidio.

Il reflusso non è una controindicazione e non c’è motivo di evitare il carciofo. Se il disturbo principale è il reflusso e non la digestione lenta, il punto di partenza è un altro e ne parliamo nella pagina dedicata ai rimedi naturali per il reflusso gastroesofageo.

Forme in commercio

Nel mercato esistono diverse forme, che hanno concentrazioni e sapori diversi. Volendo andare nel dettaglio, i metodi produttivi possono esaltare o danneggiare le qualità intrinseche della pianta a seconda dei processi di produzione.

  • Foglie per tisana — la forma più diluita, e la più amara al palato: foglie di carciofo.
  • Tintura madre — estratto idroalcolico in gocce, sapore amaro-astringente: tintura madre di carciofo.
  • Compresse in associazione — carciofo e tarassaco insieme, due amari della stessa famiglia botanica: Tarassaco-Carciofo.
  • Formule composte — un estratto acquoso di carciofo ad alta concentrazione è fra gli ingredienti del Detox Migliora e del Diges Migliora, affiancato da altre piante con caratteristiche proprie: composizione e modo d’uso sono nelle rispettive schede.

Se ti interessa il quadro d’insieme di come lavorano gli organi emuntori, lo trovi nella pagina su come depurare reni e fegato.

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Domande frequenti

Sì, e sono poche e circoscritte. La monografia europea sulla foglia di carciofo indica l’ipersensibilità alle piante della famiglia Asteraceae e i disturbi delle vie biliari: calcoli, ostruzione del dotto biliare, colangite, malattia epatica e altri disturbi biliari che richiedono controllo medico. Fuori da questi casi la tollerabilità è risultata buona.
Le controindicazioni ufficiali riguardano i preparati di foglia, non l’ortaggio. Per il carciofo come alimento la cautela che resta è l’allergia alle Asteraceae. Chi ha calcoli biliari o un disturbo epatico in corso ha già un medico che lo segue: è a lui che va posta la domanda su cosa mangiare, perché dipende dal quadro.
Il reflusso non è una controindicazione. Il bruciore di stomaco è però elencato fra gli effetti indesiderati dei preparati di foglia, con frequenza non nota, perché il carciofo è un amaro e stimola le secrezioni digestive. Negli studi clinici sulla dispepsia funzionale i pazienti con reflusso predominante erano esclusi, quindi su quel gruppo mancano i dati. Si può provare partendo dalla dose più bassa, fermandosi se compare bruciore.
Nella grande maggioranza dei casi è ben tollerato: nelle sorveglianze post-marketing la tollerabilità è risultata buona fino al 95% dei casi. Fra gli effetti riportati compaiono comunque disturbi epigastrici come nausea e bruciore, oltre a lieve diarrea con spasmo addominale, con frequenza non stimabile dai dati disponibili.
La gastrite non è fra le controindicazioni della monografia europea, quindi non esiste un divieto. Trattandosi di un amaro che stimola le secrezioni gastriche, in presenza di una mucosa infiammata alcune persone lo tollerano meno bene. Il criterio pratico è il sintomo: se dopo l’assunzione peggiora, quella è l’informazione che conta.
Sì, di molto. Estratti, tinture e tisane si ricavano dalle foglie, che sono la parte ricca di principi amari; il cuore che si porta in tavola ne contiene molti meno. È il motivo per cui dosi, proprietà e cautele descritte in questa pagina si riferiscono ai preparati di foglia.
Le stesse degli altri preparati di foglia, perché la materia prima è la stessa: cambia la concentrazione, non il profilo di cautele. La dose di riferimento dell’uso tradizionale è 1,5 g di foglie sminuzzate in 150 ml di acqua bollente fino a 4 volte al giorno, oppure 3 g una o due volte al giorno.
Sì, ed è un’associazione tradizionale: sono due amari della stessa famiglia botanica con un impiego affine. Proprio per questo le cautele non si sommano ma si rafforzano — le stesse su vie biliari e allergia alle Asteraceae valgono per entrambe le componenti.
La sicurezza in gravidanza e allattamento non è stata stabilita: in assenza di dati sufficienti l’uso non è raccomandato. Per la stessa ragione non è raccomandato sotto i 12 anni. Non sono disponibili dati di fertilità.
La monografia europea non fissa un limite di durata, ma indica un limite all’attesa: se i sintomi persistono per più di due settimane mentre lo si assume, va consultato un medico. Un disturbo digestivo che non si muove in quattordici giorni va inquadrato da chi può farlo.

Trasparenza e fonti

Revisione scientifica a cura di:

Dott. Roberto Cammarata, Laurea in Ingegneria Biomedica — erborista dal 2012, già informatore medico-scientifico nel settore erboristico, titolare e responsabile della ricerca e formulazione dei prodotti.

Dott.ssa Ilaria Facchinetti, Erborista dal 2013 — Laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche.

Principali fonti citate:

  1. European Medicines Agency, Committee on Herbal Medicinal Products (HMPC). European Union herbal monograph on Cynara cardunculus L. (syn. Cynara scolymus L.), folium, EMA/HMPC/194014/2017, 27 marzo 2018 — uso tradizionale, posologia, controindicazioni ed effetti indesiderati. ema.europa.eu.
  2. European Medicines Agency, HMPC. Assessment report on Cynara cardunculus L. (syn. Cynara scolymus L.), folium, EMA/HMPC/194013/2017, 27 marzo 2018 — composizione, dati di coleresi, studi sulla dispepsia funzionale e dati di tollerabilità. ema.europa.eu.
  3. Farmacopea Europea, monografia Cynarae folium (rif. 1866) — definizione della droga vegetale e titolo minimo in acido clorogenico.

Le informazioni di questa pagina hanno scopo divulgativo. Gli integratori alimentari non sono destinati a prevenire, trattare o curare malattie. In caso di gravidanza, allattamento, patologie o assunzione di farmaci, consulta il tuo medico prima dell’uso.