Constantine Hering (1800-1880) è una delle figure fondative dell’omeopatia. Nato in Sassonia e laureato in medicina a Würzburg, si trasferì negli Stati Uniti, dove nel 1844 fu tra i fondatori dell’American Institute of Homeopathy, la prima associazione medica nazionale americana. Il suo The Guiding Symptoms of Our Materia Medica resta il testo con cui il suo nome è legato alla storia della disciplina.
A lui si deve la formulazione più nota di quella che gli omeopati chiamano legge di Hering, o legge di guarigione. Vediamo che cosa afferma, da dove nasce l’idea di “crisi di guarigione” che ne discende, e come si colloca rispetto alle conoscenze mediche attuali.

Che cos’è la legge di Hering
Nell’omeopatia, la legge di Hering descrive l’ordine con cui i sintomi dovrebbero regredire quando la terapia è considerata appropriata. Secondo questa formulazione, la scomparsa dei sintomi procede sempre:
- dall’alto verso il basso — un’eruzione cutanea diffusa lascerebbe libere testa e busto prima delle gambe;
- dall’interno verso l’esterno — un sintomo profondo si sposterebbe verso la superficie, per esempio dalle vie respiratorie alla pelle;
- dagli organi più vitali a quelli meno vitali;
- dal sintomo più antico al più recente.
A cosa serve, per l’omeopata
Questo schema ha una funzione pratica interna alla disciplina: se la sequenza non viene rispettata, la terapia è ritenuta inadatta al soggetto e va modificata. È quindi un criterio di lettura, non una descrizione di come funziona l’organismo.
Cosa dice la ricerca
La legge di Hering è un principio storico dell’omeopatia, non una regola fisiologica dimostrata. Non esistono studi controllati che ne confermino la validità. La riportiamo perché è parte della storia della medicina alternativa e vogliamo dare una risposta alle molte persone che ci chiedono informazioni.
La “crisi di guarigione”
Da questa impostazione discende il concetto di crisi di guarigione (o crisi di eliminazione): un peggioramento temporaneo che può comparire nei primi giorni di un percorso e che, in lettura omeopatica, va interpretato come segno che il rimedio sta lavorando. I sintomi di solito citati sono mal di testa, eruzioni cutanee, disturbi intestinali, aumento delle secrezioni nasali, stanchezza.
Le abitudini che sostengono le funzioni depurative
Fegato, reni, intestino, polmoni e pelle svolgono già, in modo continuo, il lavoro di trasformazione ed eliminazione delle sostanze di scarto. Per sostenerli serve garantire le condizioni in cui possono lavorare bene.
- Alimentazione — abbondanza di verdura, frutta, legumi e cereali integrali; moderazione su fritture, dolci e carni processate. La fibra è ciò che sostiene la regolarità intestinale, cioè una delle vie di eliminazione reali.
- Alcol — è la sostanza con l’impatto epatico negativo più documentato. Il Ministero della Salute ricorda che non esiste una quantità priva di rischio.
- Fumo — da eliminare, senza sfumature.
- Attività fisica — anche di intensità moderata, è tra i fattori più associati alla salute metabolica ed epatica.
- Sonno — 7-9 ore per un adulto: è la finestra in cui gran parte dei processi di riparazione avviene.
Le piante della tradizione per il fegato
Accanto alle abitudini, la tradizione erboristica europea impiega da secoli alcune piante amare in relazione alla funzione epatica e digestiva. In erboristeria le consigliamo in questo contesto:
- Carciofo (Cynara scolymus L.) — le foglie, non il capolino che si porta in tavola, sono la parte impiegata in erboristeria: contengono la cinarina e un corredo di composti amari. L’effetto fisiologico di riferimento riguarda la funzione digestiva ed epatica, la funzionalità delle vie biliari e il metabolismo dei lipidi.
- Boldo (Peumus boldus Molina) — arbusto sempreverde originario del Cile, le cui foglie sono impiegate nella tradizione per la funzione digestiva ed epatica e la funzionalità delle vie biliari. Va usato per periodi brevi e non è indicato in caso di calcoli o ostruzione delle vie biliari.
- Tarassaco (Taraxacum officinale Weber) — il dente di leone, tradizionalmente usato in decotto o tintura madre prima dei pasti; l’effetto fisiologico di riferimento riguarda la funzione digestiva ed epatica e il drenaggio dei liquidi corporei.
- Cardo mariano (Silybum marianum (L.) Gaertn.) — la pianta su cui si concentra la maggior parte della ricerca in questo ambito, per via della silimarina contenuta nei suoi frutti.
- Bardana (Arctium lappa L.) — impiegata nella tradizione per la funzione epatica e la digestione, oltre che per la pelle.
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